
Es, sin duda, uno de los motivos màs amados de la tradiciòn musical sarda. Escrita por el poeta Salvador Sini en 1920 y orquestrada al ano siguiente por Luigi Rachel, es definida por muchos como la "classica serenada sarda". Calquier comentario no hace justicia a la sublime dulzura del texto y de las notas de este fragmento poetico. Risponderò a questo quesito spedendole il testo che il Costa dedica alla festa di San Gavino pag.1377:"I devoti che accorrono da ogni parte della provincia alla festa di S.Gavino, sono innumerevoli. Montati sul cavallino, con la moglie in groppa e talvolta anche coi propri bambini, i buoni villici fanno molte ore di viaggio per recarsi a sciogliere il voto alla Basilica di Portotorres. Ci vanno dalla vigilia, e prima loro cura è quella di recarsi in chiesa per far le preghiere, per offrire i voti (oggetti d'argento o candele di cera), per baciare la zampa del cavallo di S.Gavino, e la colonna che trasuda la quale vuolsi colà recata dallo stesso Santo guerriero. Dopo le divozioni, la notte trascorre in baldoria e l'indomani, dopo le funzioni religiose si spandono per il paese, visitano le fiere, fanno passeggiate in barca e refezioni in riva al mare, si divertono immensamente nell'assistere alla corsa dei cavalli, fanno acquisti, e sopra tutto non dimenticano di comprare 'lu pizzoni di caxiu' (uccello di formaggio) il quale viceversa non è affatto un uccello, ma un cavallo di cacio fresco salato, manipolato con acqua calda, che ha sul dorso un <b>...</b>
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