
25 Maggio 92 Palermo: Rosaria Costa, vedova ventiduenne dell'agente di scorta Vito Schifani grida il suo urlo straziante nella chiesa di San Domenico "io vi perdono, ma vi dovete mettere in ginocchio". Ha una piccola storia, il discorso di Rosaria Costa: un antefatto che spiega come poi, una volta sul leggio, la donna si sia interrotta, contraddetta ripetuta, mentre accanto a lei, sotto le telecamere della tv, un sacerdote le avvicinava e le allontanava il microfono dalla bocca quasi a impedire troppe digressioni, a fare in modo che quel messaggio non perdesse del tutto l'originaria impronta di speranza. Era stata scritta l'altra sera, quell'invocazione, su un foglietto della chiesa di San Domenico. Rosaria Costa e un suo cugino, don Cesare Rattoballi, parroco a Palermo, l'avevano buttata giù a fatica, col prete che tentava di convincere la ragazza a mettere da parte il dolore, a dimenticare la voglia di vendetta. Poi, una volta in chiesa, dinanzi a quelle bare, seduta accanto all ingessatura di Giuseppe Costanza, l'agente sopravvissuto, a un passo dalle madri e le mogli degli altri uccisi, Rosaria ha improvvisato. Avrebbe dovuto rivolgersi agli uomini della mafia invitandoli a ravvedersi. Ma alzando gli occhi ha aggiunto: Ce ne sono anche qui dentro... . Avrebbe dovuto limitarsi a dire: "Anche per voi c'è possibilità di perdono", ma poi ha tenuto la mano del prete che voleva allontanarle il microfono e ha continuato "Io vi perdono, ma dovete inginocchiarvi..." Il <b>...</b>
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